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INDICAZIONI
ALL'IMPIANTO DI ICD ALLA LUCE DEI NUOVI TRIALS
Dott.
Giacinto PETTINATI
Divisione
di Cardiologia - Ospedale Civile "F.Ferrari" - Casarano (Le)
09/01/2001
La morte improvvisa è una delle
maggiori cause di mortalità nel mondo occidentale, con un'incidenza di 500.000
casi per anno negli Stati Uniti e di 400.000 casi per anno in Europa. (1-2)
Numerose opzioni terapeutiche
farmacologiche e non farmacologiche, sono state valutate per il trattamento dei
pazienti sopravvissuti a episodi di tachicardia ventricolare sostenuta o
fibrillazione ventricolare. Tra queste il defibrillatore impiantabile è andato
sempre più imponendosi quale rimedio
terapeutico nell'ultimo decennio. L'uso dell'ICD si è basato su alcune
premesse:
- Negli ultimi
anni c'è stata una diminuzione della mortalità totale cardiaca, ma la
percentuale di morte improvvisa è
rimasta stabile intorno al 50% (3).
-
La bassa frazione di eiezione (F.E.) è considerata il più potente
predittore di mortalità nelle cardiopatie. (4)
-
In pazienti con tachiaritmie maligne e disfunzione ventricolare sinistra
la ricorrenza di aritmia è intorno al 50% a tre anni e la morte improvvisa al
30% a cinque anni. (5)
-
Gli studi sulla terapia farmacologia antiaritmica hanno sollevato
notevoli dubbi sull'efficacia e sul beneficio totale (6) (7) (8)
TRIALS
DI PREVENZIONE SECONDARIA
DUTCH
In questo studio sono stati
arruolati 60 pazienti consecutivi con arresto cardiaco secondario a tachicardia
ventricolare o fibrillazione ventricolare, con pregresso IMA oltre le quattro
settimane e aritmia ventricolare inducibile alla stimolazione programmata.
I pazienti erano randomizzati
alla terapia convenzionale farmacologia con farmaci di classe 1 A - 1 C e classe
3 (amiodarone) in numero di 31 e all'impianto
di ICD in numero di 29. L'età media era di 57 +- 10 anni e la F.E. ventricolare
sinistra era 0,30 +- 0,11. L'obiettivo primario dello studio era di comparare
l'efficacia ed i costi delle due strategie. L'outcome principale includeva la
mortalità totale, le sincopi prolungate con segni di arresto circolatorio e
l'insufficienza di pompa richiedente trapianto cardiaco. Dopo 24 mesi di follow
up, la mortalità totale era del 35% nel braccio farmacologico e 14% nel braccio
ICD con riduzione del 63%. Per quanto riguardava gli eventi totali il vantaggio
complessivo era a favore dell'ICD del 73%.
E' da osservare che durante lo studio 14 pazienti del gruppo
farmacologico sono stati poi sottoposti ad impianto di ICD. C'è da sottolineare
che lo studio oltre che da un ridotto numero di pazienti è stato
inficiato da questo cross-over. La terapia ICD era più efficace ma anche più
costosa rispetto alla terapia farmacologica con un costo di 200.000 dollari per
anno di vita salvato. (9)
AVID
Nello studio (Antiarrhythmic
Versus Implantable Defibrillator) erano arruolati pazienti
che avevano già presentato una F.V. una
T.V. sostenuta con sincope o
associata ad una F.E. < 40%. I pazienti erano randomizzati ad un trattamento
con farmaci di classe 3 (amiodarone 97,4%, sotalolo 2,6%) oppure impianto di ICD.
L'obiettivo primario era lo
studio della mortalità totale. Il trial fu interrotto prematuramente per il
raggiungimento dell'outcome primario prima del previsto. Al tempo
dell'interruzione erano stati arruolati 509 pazienti nel gruppo farmacologico e
507 nel gruppo ICD, l'età media era 65 +-11 anni, la F.E. era 0,31 +- 0,13. Il
45% dei pazienti aveva avuto F.V., il 55% T.V. sostenuta. Dopo 18,2 +- 12,2 mesi
di follow-up la frequenza di mortalità era 22% nel braccio farmacologico e
15,8% nel braccio ICD con una riduzione netta del 38% in quest'ultimo. (10)
CASH
Nello studio (Cardiac Arrest
Study Hamburg) furono arruolati pazienti che erano stati
risuscitati da un arresto cardiaco per F.V. o T.V. documentate ed erano
randomizzati ad un trattamento antiaritmico con metoprololo, propafenone ed
amiodarone oppure ad impianto di ICD. L'endpoint primario era lo studio della
mortalità totale, l'endpoint secondario includeva la morte improvvisa e la
ricorrenza di arresto cardiaco. Il braccio dei pazienti in trattamento con
propafenone fu interrotto prematuramente dopo 11 mesi di follow-up per
una evidente più alta mortalità in questo gruppo (29,3%) comparato a quello
con ICD (11,5%). L'arruolamento fu continuato assegnando i pazienti alla terapia
farmacologica con metoprololo o amiodarone oppure all'impianto di ICD e
precisamente 189 pazienti nel primo e 99 nel secondo. Dopo un follow-up di due
anni si aveva una riduzione di mortalità del 39% nel gruppo ICD. Dopo nove anni
più recentemente la riduzione di mortalità totale era del 24,7% mentre la
riduzione di morte improvvisa del 60,6%. (11)
CIDS
Lo studio (Canadian Implantable
Defibrillator Study) era condotto su pazienti con arresto cardiaco
extraospedaliero o F.V., T.V. sostenuta documentata con sincope o angina,
F.E.<35%, T.V. inducibile. I pazienti erano randomizzati a terapia
farmacologica con amiodarone o impianto di ICD. L'endpoint primario era la
mortalità totale. Furono arruolati 659 pazienti, 331 nel braccio amiodarone,
328 nel braccio ICD. Dopo un follow-up di tre anni la mortalità totale era 30%
nel primo braccio e 25% nel secondo con una riduzione complessiva del 20%. E' da
notare che il 16% del gruppo amiodarone durante lo studio ebbe l'impianto di ICD.
(12)
Le conclusioni che si possono
trarre da questi studi indicano che la terapia con defibrillatore impiantabile
è superiore ai farmaci antiaritmici nel prolungare la sopravvivenza e che
dovrebbe essere considerato di prima scelta per i pazienti con aritmie
ventricolari emodinamicamente non tollerate.
Dimostrato che il defibrillatore
impiantabile è un valido approccio al trattamento dei pazienti con tachiaritmie
ventricolari sostenute, si deve aggiungere che la tachicardia ventricolare non
sostenuta nei pazienti con precedente infarto e con disfunzione ventricolare
sinistra si associa ad una mortalità intorno al 30% a due anni. La terapia
farmacologica è stata largamente usata nelle T.V. sostenute ma non è stato mai
dimostrato che con questo trattamento si sia ottenuta una migliorata
sopravvivenza. Alla luce di queste considerazioni l'impianto di ICD è stato
ipotizzato come un'efficace protezione contro la morte improvvisa nei pazienti
con malattia coronarica o con cardiopatia dilatativa che hanno aritmie
ventricolari spontanee asintomatiche. Di qui l'ipotesi di una prevenzione
primaria della morte improvvisa in sottogruppi di pazienti ad alto rischio di
aritmie ventricolari.
TRIALS DI PREVENZIONE PRIMARIA
MADIT
Il Multicenter Automatic
Defibrillator Implantation Trial, è' stato il primo studio
ad analizzare lo studio profilattico dell'ICD. In 32 ospedali negli stati Uniti
ed in Europa sono stati seguiti per
cinque anni 196 pazienti con età
di 25-80 anni che avevano una F.E. <35%, un episodio di T.V. non sostenuta,
un precedente IMA, una T.V. inducibile ma non sopprimibile con procamide. I
pazienti che erano assegnati all'impianto con ICD erano 95, quelli alla terapia
medica convenzionale 101. Dopo un follow-up medio di 27 mesi la mortalità
totale era 15% nel gruppo ICD e 38% nel gruppo farmacologico con una riduzione
di mortalità del 54% nel primo. E' importante sottolineare che la terapia
convenzionale era rappresentata nel 74% da amiodarone, 8% da beta bloccante, 10%
da antiaritmici della classe1, 7% da sotalolo. Nel gruppo ICD l'apparecchio ha
funzionato con almeno una scarica terapeutica nell'85% dei pazienti a
dimostrazione che l'indicazione all'impianto era esatta. Questo trial di
prevenzione primaria ha dimostrato un beneficio molto significativo nei pazienti
eligibili. (13)
CABG patch
Il Coronary Artery
Bypass Graft patch ha studiato il ruolo profilattico
dell'impianto ICD dei pazienti sottoposti a bypass per malattie coronariche.
L'ipotesi dello studio era di verificare se l'impianto di defibrillatore durante
l'intervento chirurgico avesse potuto migliorare la sopravvivenza dei pazienti
ad alto rischio di morte improvvisa. I criteri di inclusione erano: necessità
di bypass aorto coronarico, F.E.<38%, presenza di potenziali tardivi
all'elettrocardiogramma ad alta risoluzione. Furono arruolati 446 pazienti nel
gruppo ICD e 454 nel gruppo di controllo. L'endpoint primario era la mortalità
totale. Durante il follow-up medio di 32 mesi la mortalità totale era 23% nel
gruppo ICD e 21% nel gruppo di controllo. Le ragioni di questi risultati poco
favorevoli per l'ICD si possono riassumere così: per i pazienti che richiedono
e possono sopportare l'intervento di bypass questo impianto è già da solo
molto efficace contro la mortalità e l'insorgenza di aritmie; i potenziali
tardivi non sono riconosciuti come indice di rischio molto efficace; sia i
signal averaging sia la F.E. sono
stati misurati prima dell'intervento di rivascolarizzazione. Il principio
fondamentale tratto da questo studio è che i pazienti senza rischio sufficiente
di aritmia non traggono beneficio dalla terapia con ICD. (14)
MUSTT
Il Multicenter Unsustained
Tachicardia Trial, valutava l'utilità di una terapia guidata
dall'esame elettrofisiologico per ridurre la mortalità in pazienti con alto
rischio di morte improvvisa da tachiaritmia ventricolare. Lo studio includeva
pazienti con malattie coronariche, F.E. < 40% e T.V. non sostenuta. Sono
stati arruolati 2202 pazienti di cui 1435 avevano uno studio elettrofisiologico
negativo e furono seguiti in un registro al di fuori del trial, 767 avevano uno
studio elettrofisiologico positivo, di cui 704 furono randomizzati. Una parte di
questi, 353 entravano in un braccio senza terapia antiaritmica alcuna, 351 erano
curati con terapia farmacologica antiaritmica (propafenone, amiodarone, classe 1
A) (45%) oppure con impianto di ICD (46%). Dopo 60 mesi di follow-up la mortalità
totale nel gruppo con terapia guidata dallo studio elettrofisiologico era
ridotta del 20% rispetto a quello senza alcuna terapia antiaritmica. Più
precisamente la mortalità totale era del 51% in meno nel gruppo ICD rispetto a
quelli con terapia antiaritmica o senza nessuna terapia. Non c'era infatti
differenza significativa di mortalità totale, di arresto cardiaco, o di morte
per aritmia tra pazienti con farmaci antiaritmici e pazienti senza nessun
trattamento. Dallo studio scaturisce una considerazione: i pazienti con
pregresso IMA, F.E. bassa e T.V. non sostenuta presentano un incidenza di
arresto cardiaco e di morte improvvisa entro i cinque anni successivi del 32%
per i pazienti inducibili (nessuna terapia), 24% per i pazienti non inducibili
(nessuna terapia) e 9% per i pazienti inducibili trattati con ICD, cosicché
risulta abbastanza alta la percentuale di morte improvvisa nei malati con esame
elettrofisiologico negativo. A questo punto l'inducibilità dell'aritmia con lo
studio elettrofisiologico non è un requisito fondamentale per decidere di
impiantare un defibrillatore. (15)
TRIALS
in corso
Sono attualmente in corso di
completamento numerosi studi per verificare l'utilità o meno
di impianto di ICD in particolari sottogruppi di pazienti e precisamente:
MADIT II - cardiopatia
coronarica, F.E. <30%, 10 PVC o coppie all'holter
DINAMIT
- pregresso IMA, F.E. < 30% Hearth Rate Rariability.
DEFINITIVE - cardiopatia
dilatativa, F.E. <35%, TV non sostenuta o > 10 PVC/h all'holter
BEST ICD , IMA pregresso, F.E.
< 35%, Potenziali tardivi positivi o >10PVC/h all'holter.
SCD HFT, Scompenso Cardiaco II-
III classe NHYA, F.E. < 35%.
CONCLUSIONI
E' evidente che pazienti con
T.V. sostenuta o F.V. e pazienti ad alto rischio di queste aritmie hanno
necessità di un management strategico. Al momento attuale l'approccio ottimale
deve essere individualizzato in ogni paziente. La terapia farmacologica
antiaritmica, soprattutto con amiodarone, si è dimostrata talvolta efficace ma
nessuno studio ha dimostrato che l'amiodarone aumenta la sopravvivenza, se mai
la terapia con amiodarone si associa con effetti collaterali spiacevoli per cui
in una larga percentuale di pazienti deve essere interrotta. Da qui è scaturito
il grande interesse per il
defibrillatore impiantabile nella prevenzione secondaria e primaria della morte
improvvisa.
Alla luce dei predetti trias,
pertanto, si può concludere che, seguendo le linee guida delle più accreditate
società scientifiche, le indicazioni assolute all'impianto di un ICD sono:
-
Arresto cardiaco da tachiaritmie ventricolare non dovuto a cause
reversibili.
-
Tachicardia Ventricolare sostenuta spontanea.
-
Sincope di origine non determinata e Tachicardie Ventricolari sostenute
mal tollerate indotte da Studio Elettrofisiologico: con terapia farmacologica
inefficace, non tollerata o non preferita.
-
Pregresso IMA con tachicardia ventricolare non sostenuta, F.E. <35%,
fibrillazione ventricolare o tachicardia ventricolare sostenuta inducibile.
BIBLIOGRAFIA
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1 - Cappucci A, Boriani G: Drugs, surgery, cardioverter defibrillator:
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Circulation
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EMIAT . Lancet
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12 - Connoly S. CIDS study . American Coll. Of Card. Meeting . Atlanta
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13 - Moss AJ. Et alt.
MADIT study - N. Engl.
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14 - Bigger GT, CABG patch study, N. Engl. J. Med. 1997;337:1569-75
15
- Trappe Hans Joachim, MUST Study, Implantable cardioverter or drug terapy in
patients with ventricular
tachyarrthymias MESPE J. Vol. 2 n.3 pag.111-122: 2000
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