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LA STIMOLAZIONE BIVENTRICOLARE ABBINATA ALL’ICD NELLO SCOMPENSO CARDIACO AVANZATO. FOLLOW UP DI UN ANNO.
G. Pettinati, D. Melissano, F. De Santis, G. Storti Divisione di Cardiologia, Ospedale Civile “F.Ferrari” – Casarano
V Congresso Nazionale di Aritmologia. AIAC Associazione Nazionale di Aritmologia e Cardiostimolazione. Napoli, Castel Sant'Elmo. 20 - 23 Aprile 2004. Pubblicato sul Giornale Italiano di Aritmologia e Cardiostimolazione. Marzo 2004 - Vol. 7 - numero 1 - supplemento 1
La Stimolazione Biventricolare (SB) è una strategia di trattamento in pazienti con insufficienza cardiaca avanzata soprattutto se resistente alla terapia medica ottimale. E’ ancora discutibile il ruolo dell’ICD abbinato alla stimolazione biventricolare per ridurre il numero di morti improvvise, piuttosto frequenti nello scompenso cardiaco refrattario. Scopo dello studio è stato quello di verificare in un follow up a lungo termine la risposta clinica dei pazienti con SB e l’appropriatezza dell’uso abbinato dell’ICD anche in assenza di indicazioni assolute.
MATERIALE E METODISono stati studiati dal marzo 2001 all’ottobre 2003 64 pazienti, 16 donne, 48 uomini, di età, media 63 ± 12 anni, 26 soggetti affetti da miocardiopatia ischemica (41%) e 38 da miocardiopatia non ischemica (59%) in III – IV classe NYHA, F.E. < 35%, QRS > 120 mms. Tutti i pazienti sono stati impiantati con cardiostimolatore biventricolare e ICD incorporato (Renewal ICD – Guidant) anche per la presenza di aritmie ventricolari (II-III – IV classe Lown all’Holter). Nessun paziente aveva presentato TV sostenute o FV.
RISULTATIIn un follow up di 12 ± 8 mesi, range 5 – 33 mesi, sono deceduti 6 pazienti (9,3%), 4 per scompenso cardiaco refrattario, 1 per morte improvvisa, 1 per ictus. Un miglioramento clinico è stato osservato in 51/64 soggetti (81%) con favorevoli spostamenti della F.E. da 28 ± 5% a 32 ± 4%, della classe NYHA da 3,4 a 2,0 e delle riospedalizzazioni totali da 26 a 8 all’anno. Gli interventi dell’ICD si sono verificati in 24 pazienti (37,5%) con scariche appropriate ed efficaci di ATP in 12 pazienti (18%) e di Defibrillazione in altri 12 soggetti (18%). Nei 24 pazienti l’intervento dell’ICD si è verificato in 13/38 non ischemici (34%) ed in 11/26 ischemici (42%) (NS). Non si sono verificate dislocazioni o complicazioni riferibili al device.
CONCLUSIONILa terapia con stimolazione biventricolare nello scompenso cardiaco avanzato provoca un netto miglioramento clinico dei pazienti in oltre l’80% dei casi. L’abbinamento con ICD, appare accettabile ed utile, dato che il 37,5% dei pazienti, in un anno, ha ricevuto scariche appropriate ed efficaci e che il 18% di essi sono stati defibrillati pur in assenza di indicazioni assolute all’impianto di ICD. Ulteriori studi con casistiche più ampie potranno meglio definire la questione.
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