Divisione di Cardiologia-UTIC - Ospedale "F.Ferrari" - Casarano - ( ASL LECCE )

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LA COMPONENTE LF DELLA VARIABILITA’ DELLA FREQUENZA CARDIACA PUO’ ESSERE PREDITTIVA DELLA MORTE IMPROVVISA ARITMICA NEI PAZIENTI CON SCOMPENSO CARDIACO AVANZATO.

L. Manca, G. Pettinati, G. Storti,  

Divisione di Cardiologia - UTIC,  Presidio Ospedaliero "F. Ferarri" - Casarano (Italy)

 

Atti del XVII Congresso Nazionale GIEC - Roma - Università Cattolica 28-29 /11/2008

Negli ultimi anni lo studio della variabilità della frequenza cardiaca (HRV), attraverso la misura dell’intervallo RR, ha permesso di ricavare indici di modulazione simpatica e vagale e della loro interazione e, data l’importanza del sistema neurovegetativo nello scompenso cardiaco, ha portato importanti risultati nella evoluzione e nella prognosi di tale condizione.

Lo squilibrio simpato-vagale attraverso la misura dell’analisi spettrale della componente a bassa frequenza “LF” e della componente ad alta frequenza “HF” effettuata con la semplice metodica dell’Holter ECG è stato più volte dimostrato nello scompenso cardiaco avanzato. Ma finora gli studi effettuati non hanno raggiunto risultati conclusivi sull’effettiva importanza delle singole componenti.

 SCOPO DELLO STUDIO

E’ stato quello di verificare se la ridotta componente simpatica dell’HRV con la misura dell’LF potesse avere potere prognostico nel follo-up dello scompenso cardiaco.

MATERIALI E METODI

Sono stati studiati con ECG dinamico Holter 24/h. 33 pazienti, tutti affetti da scompenso cardiaco in classe III – IV NHYA, con F.E. media 32% +/- 8,  26 M, di età media, 67 +/- 12 (range 43 – 81 anni). Di questi pazienti 33 pazienti, 16 erano affetti da cardiopatia ischemica (48%), 4 da valvulopatia (12%), 10 da miocardiopatia dilatativa (30%), 3 da cardiopatia ipertensiva (9%).

Abbiamo studiato la HRV sia nel dominio del tempo sia nel dominio della frequenza, considerando due gruppi: Gruppo A con SDNN >60msec. (media 68 +/- 10), Gruppo B con SDNN <60 msec. (media 46 +/-8). Dei 33 pazienti, 19 (57%) presentavano all’holter aritmie ventricolari maggiori, classe IV – V Lown. Tutti e 33 pazienti mostravano scarsissima oscillazione della componente LF dello spettro di frequenza. Durante il follow-up di un anno si sono avute 8 morti improvvise (24%), 8 impianti di AICD (3 per FV, 5 per TV sostenuta). Le morti improvvise si sono verificate 2 nel Gruppo A (25%) e 6 nel Gruppo B (75%) e gli 8 impianti di AICD si sono verificati 4 nel Gruppo A (50%) e 4 nel Gruppo B (50%).

 CONCLUSIONI

E’ già noto che lo studio del sistema nervoso autonomo nello scompenso cardiaco, riveste notevole importanza prognostica. La nostra indagine ha evidenziato che nei 33 soggetti con scompenso cardiaco avanzato che presentavano una scarsissima componente LF nell’analisi spettrale, si sono avuti 16 eventi aritmici, fatali e non fatali (48%) nel follow up di un anno. Tale alta percentuale di eventi ci porta a concludere che la scarsa componente LF all’analisi spettrale e la bassa SDNN nell’analisi del tempo in una popolazione di pazienti con scompenso cardiaco severo, rappresentano un marker di buon valore prognostico nella predittività delle aritmie ventricolari maligne e della morte improvvisa.

11-13 / 12/2010 71° Congresso Nazionale della Società Italiana di Cardiologia, lettera di ringraziamento

AMNCO 2011

42° Congresso Nazionale di Cardiologia 11 - 13 Maggio, Firenze.

Lettera del presidente M. Scherillo